Le pagine di William Dozza *



65-Ago-2010

65 - agosto 2010

 

 

Ci eravamo salutati alla fine di giugno poco prima che io partissi per il Sud per andare a vedere cosa stavano facendo, al di sotto del Tevere,  gli appassionati di macchine storiche.  Ho partecipato alla Festa di San Potito in provincia di Caserta, ho visitato il Musa a Benevento e la Piana delle Orme a Latina. Ho incontrato anche alcuni collezionisti che mi hanno mostrato le loro raccolte e mi hanno illustrato i loro studi e le loro ricerche. Cari colleghi della valle Padana mettete da parte la vostra spocchia e levatevi il capello! Ho trovato fior di collezionisti attenti e scrupolosi sino al punto di rifare in casa i bulloni quadrati per le parti in legno delle trebbie oppure a ricostruire la filettatura di una vite per poter mostrare la testa a spacco! Passione, piacere e orgoglio di possedere un oggetto “originale” nell’aspetto e nella funzionalità.

Oltre a tre trebbie c’erano a San Potito due trattori che da soli avrebbero meritato il viaggio. Osservare per credere: erano un triciclo Case modello RC costruito dal 1936 al 1940 e un Massey-Harris 25, uno dei primi modelli Wallys ad essere vestiti con i colori della casa Canadese.

 

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Altra considerazione positiva è che le “feste” hanno un tema, cosa che da anni sto predicando ai “sordi” del Nord. A San Potito il tema era “Mietograno e mangiosano”, che già sottintende la trebbiatura, la macinatura e la pizza realizzata sul posto da un forno a legna.

 

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Gente soprattutto giovani per i quali era prevista musica tradizionale e ballabile. In aggiunta, una tavola rotonda sul tema “la battaglia del grano”, che è un argomento molto interessante del quale molti ne parlano per sentito dire ma del quale conoscono ben poco. Io ho parlato della parte storica, Carmine Nardone, che è stato il fondatore del Musa di Benevento, ha parlato della meccanizzazione agricola proiettata nel futuro. Del Musa ne parlerò in altra occasione perchè il discorso è lungo in quanto riguarda il più importante museo di trattori che ci sia in Italia.

A proposito di feste specializzate, aggiungo che sempre a Calvi, vicino a Benevento, nei giorni 31 luglio e 1 agosto, era organizzato il “Secondo OM day”. Mi è spiaciuto non poterci partecipare, ma era previsto che fossi da un’altra parte. Ci tornerò sopra anche su questo avvenimento, così come su Piana delle Orme.

 

 

Ottocento trattori storici.

 

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Il primo agosto ero in Svizzera dove si è svolto il raduno nazionale dei trattori storici della Confederazione; ottocento trattori più 200 “monoassi” che per noi sono i motocoltivatori. Il luogo era l’aeroporto di Emmen, vicino a Lucerna sulle cui piste erano esposti modelli di tutte le marche con predominanza di quelle svizzere ma con la presenza non trascurabile di esemplari di provenienza tedesca, austriaca, inglese e anche italiana tra i quali brillavano i marchi Fiat, Same e qualche Landini testacalda. In generale si trattava di modelli restaurati che sono arrivati sul luogo con i propri mezzi e, per questa ragione, l’organizzazione aveva provveduto ad una abbondante distribuzione di cartoni per evitare l’imbrattamento della pista in cemento con le solite “perdite” oramai scontate (e purtroppo accettate) nelle macchine di una certa età. Notati alcuni aspetti che potrebbero essere importati come il biglietto di accesso: 10 franchi (8 euro circa),che comprendeva il parcheggio, poi bancarelle di ricambi, accessori, documentazione cartacea (libretti di istruzione e depliant originali o in fotocopia) e tanti modellini in diverse misure sia per bambini che per collezionisti. 

Vista una iniziativa che potrebbe essere adottata da subito nelle nostre feste: la gara di messa in moto dei trattori testacalda. Si svolge così: i veicoli sono allineati e il pubblico viene tenuto a distanza di una decina di metri con transenne. Un giudice avvisa i concorrenti posti ognuno di fronte al proprio veicolo, di caricare le lampade e metterle in pressione (è escluso l’avviamento a gas ma in Italia lo si potrebbe fare solo con quello). Il giudice dà il via all’accensione delle lampade dopo di che ognuno sistema rapidamente la sua lampada sotto la calotta. Passano i minuti durante i quali l’operatore “saggia” l’andamento del proprio motore sino ad arrivare al primo scoppio. Avviato il motore, l’operatore sale sul veicolo, inserisce la marcia e si sposta di qualche metro: il primo che lo fa, ha vinto la gara.

 

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La vittoria è andata ad un Super Landini con un tempo all’incirca di 6 minuti, seguito da un Lanz stradate che ha battuto un Velite avviatosi prima, ma in ritardo nello spostamento. Qualcuno mormorava che per queste gare, che sono numerose in Svizzera, vengono usate calotte alleggerite, accorgimento che però tutti possono utilizzare in quanto ai veicoli non si richiedono sforzi tali (tipo l’aratura), da pregiudicarne la tenuta. 

Oltre un migliaio i visitatori della domenica primo agosto che in Svizzera è festa nazionale, costituito da appassionati di tutte le età con tendenza al giovane poi molte signore che si presumono mogli, accompagnate da tanti bambini sgambettanti o in carrozzina.

 

 

Le donne aratrici a Cerreto

Ogni anno a Cerreto Guidi, in provincia di Firenze, il GACEA – Gruppo Amatoriale Cottratori e Battitori, organizza una festa che quest’anno è giunta alla 14esima edizione e che si è svolta il 17 e 18 luglio. Il bello di questa manifestazione è che coinvolge simpaticamente e allegramente tutto il Paese, a cominciare dal sindaco: i trattori vengono esposti sotto i pini di piazza della Fiera e qualcuno parcheggiato anche nelle vie del centro storico, che per l’occasione è aperto solo al traffico pedonale molto intenso sino a tarda notte.  Quest’anno i trattori erano circa un centinaio provenienti dal circondario e anche da fuori come il Fiat 80 della Sandra Togni che arrivava da Pavullo nel Frignano in provincia di Modena e un Meili più un monoasse con rimorchio giunti dal Canton Ticino.

 

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Pezzo forte dell’edizione 2010 era la prova in campo delle “trattoriste” per le quali la Sandra Maccanti aveva organizzato un corso che prevedeva le norme di sicurezza, la conoscenza della meccanica e la tecnica dell’aratura.

 

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Una trentina di signore in regolamentare tuta azzurra e cappello di paglia, si sono presentate abbastanza emozionate alla partenza sul terreno di via Piave tra i non troppo celati sorrisi dei “professionisti” presenti convinti che sarebbero stati chiamati a soccorrere queste temerarie “debuttanti”.

 

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E invece le “ragazze” hanno affrontato la prova con impegno, grinta, capacità e con molta più serietà di coloro (uomini) che, per metterle in difficoltà, avevano regolato solchi stupidamente profondi, in particolare in un terreno in discesa come quello del campo prova. Al di la di questa “angheria” che ha avuto il suo peso nel mettere in difficoltà qualche partecipante, le ragazze sono uscite dalla prova a testa alta e questo depone bene per il futuro. Accanto agli uomini o da sole, le “aratrici”, potrebbero diventare un forte motivo di interesse per parecchie feste che si stanno spegnendosi per mancanza di idee. Prima di cominciare tuttavia, è indispensabile riportare l’aratura in quel “solco storico” da dove purtroppo oggi è uscita

 

Premio Ottavio Arvedi.

Il premio “Ottavio Avedi” per il trattore Landini testacalda più antico, meglio conservato e meglio restaurato al quale hanno partecipato 26 concorrenti rappresentanti tutti i modelli costruiti dalla Casa di Fabbrico è stato assegnato l’11 luglio scorso in occasione della Ventesima edizione della Festa della trebbiatura che si è svolta nella storica cornice di Villa Arvedi a Grezzana in provincia di Verona.

 

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Il premio per il trattore più antico è stato assegnato al Velite matricola 2456 costruito negli anni 1938-1939 di proprietà di Giorgio Giuliari.

 

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Il riconoscimento  per il miglior restauro è andato al modello L 45 matricola 11707 costruito nel 1953 di proprietà del noto collezionista veronese Lorenzo Nicolis.

 

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Il Landini L 25 numero 4559 costruito nel 1954, di proprietà di Carlo Benoni, ha prevalso nella categoria del miglior conservato

 

 

 

Velite con bloccaggio differenziale

Chiedo aiuto ai lettori, c’è un collega che possiede un Velite dopoguerra con bloccaggio differenziale che come è noto non fu mai costruito dalla Casa (o no?). Interpellato Mainardi, apprendo che una simile trasformazione veniva fatta a Modena da qualcuno e forse anche a Padova. Al collega mancano i pezzi per rifare il marchingegno. Qualcuno può aiutarlo inviandomi dei disegni e comunicandomi  (e qua sono io ad essere interessato), i nomi dei “trasformatori” e qualche depliant eventuali? Grazie in anticipo.